lunedì 27 marzo 2017

Nuova esperienza lisergica: musei Capitolini. Da non perdere!

Nuova esperienza lisergica: musei Capitolini. Da non perdere!

Per una strana malia non riuscivo a spostarmi dal quadro.
Come più volte ho sostenuto alcune opere hanno un potere catartico e illuminante al pari dei Mandala. L’Annunciazione di El Greco è un ingresso verso uno stato vitale molto particolare. L’Artista dipinge una ‘porta’, sta a noi entrare. Mi sono tuffata in quel cosmo, l’universo mi ha avvolta, la musica dei colori e degli strumenti suonata dai personaggi alati ha fatto il resto. Uno sciamano, questo è El Greco quando ci spaccia capolavori di tale genere. Un Don Juan con le sue piantine allucinogene dagli effetti sorprendenti e felicitanti. L’artista ci svela percorsi imperdibili. Realtà percettibili solo davanti alla sua porta-quadro magica. Roba forte, roba che apre la mente.
Da non perdere.
P.s.   il custode del museo mi ha confidato che alcune persone sono rimaste agganciate dal soggetto artistico anche per due ore di seguito.
L’Annunciazione di El Greco ai Capitolini fino al 17 aprile 2017

venerdì 27 gennaio 2017

sabato 24 dicembre 2016

Cogito, Ego Sum


Cogito, Ego Sum


L'anatra all'arancia - Luca Barbareschi
“COGITO, EGO SUM”
recensione di Rossella Monaco pubblicata su Animamediatica
         
L’ANATRA ALL’ARANCIA
Teatro Eliseo di Roma
dal testo “The secretary bird” di William Douglas Home
Versione francese di Marc Gilbert Sauvajon
Traduzione di Luca Barbareschi
Regia Luca Barbareschi
Con: Luca BarbareschiChiara NoscheseGianluca GobbiMargherita LaterzaErnesto Mahieux.

Una partita a scacchi apre la scena: Gilberto Ferrari sta sfidando sua moglie Lisa. Il congegno teatrale ha inizio. Ferrari a colpi di battute sagaci e con un’abile mossa le tende un agguato al cavallo; lei perde il pezzo e si rivela: ha un amante. Dopo venticinque anni di “Gilberto” si è innamorata di Volodia, un russo ricco e romantico, attento a ogni suo desiderio.
 L'anatra all'arancia - Luca Barbareschi - recensione Rossella Monaco
Chiara Noschese e Luca Barbareschi
Luca Barbareschi, adattando il testo, scritto nei primi anni settanta da W. D. Home, ne cambia il senso: in gioco non c’è più l’amore ma l’affermazione di sé sull’altro, la gratificazione del proprio ego, del potere & possesso.
La storia: una lei, disincantata da anni di tradimenti e di scarse attenzioni, cede a un love affair con un uomo ricco e premuroso e pianifica con lui una fuga d’amore. Il marito invece di affrontare a “duello” l’amante lo sfida a passare un fine settimana “tutti insieme”, invitando, come ospite speciale e “guastatore”, la sua sexy e callipigia segretaria. Scopo, togliere fascino e percezione del proibito alla relazione adulterina.
Luciano Salce nella famosa versione cinematografica del 1975, interpretata da Monica Vitti e Ugo Tognazzi, ci concede una chiave di lettura leggera e sensuale con un finale quasi femminista, dove in un apparente rientro dell’adultera nei dettami del matrimonio emerge l’affermazione del piacere femminile: Lisa, abbandonato l’amante, ormai depauperato di ogni significato trasgressivo, è pronta a una nuova liaison con un fantastico ragazzo biondo.
Quarant’anni dopo, si fa molto meno sesso. I rapporti fisici tra Lisa e Gilberto sono un barlume lontano. In compenso i personaggi trangugiano alcol che è una bellezza. «L’uomo è l’unico animale a bere quando non ha sete e a fare l’amore quando non ne ha voglia» dice Barbareschi/Gilberto, “padrone” di un’agendina telefonica strapiena di nomi femminili e di un seducente e colorato mobiletto bar posto al centro della scena. Con le altre donne ha rapporti abituali, giustificati in maniera assai “realistica” come «avventure piacevoli quanto mangiare cipolle crude». Con l’alcol è vero amore. E non solo per lui. Il bar è il luogo più frequentato e amato dai protagonisti. I personaggi della commedia si abbeverano come assetati in crisi d’astinenza, sconvolti e straniati dal dover affrontare il gioco delle parti, profondamente consapevoli della perdita di una qualsiasi possibilità di fuga: dalle istituzioni; dal consumo nevrotico di cose inutili; dall’arredare casa con oggetti di valore provvisti illusoriamente della capacità di nascondere una solitudine mai dichiarata. Oggetti come parenti, roba affettiva, arnesi imprigionanti.
Quarant’anni dopo Lisa ritenta la fuga, mette cappelli con piume, un richiamo al titolo originale della commedia “The secretary bird” l’uccello segretario, un rapace in grado di volare alto ma che spesso sceglie di rimanere a terra. Le penne non bastano. Quando Gilberto chiude gli amanti tra le pareti della quotidianità la situazione involve. L’uomo fantasticato come un Vronskij appena uscito dalle pagine di Anna Karenina, diventa un comune maschio russo con un chilo di caviale sotto il braccio. La cattività, come teorizza HenriLaborit nell’Elogio della fuga, inibisce i sogni e l’aggressività prende il posto dell’amore.
Scacco alla regina: Gilberto ha vinto; la disperata sopravvivenza dell’ego ha avuto la meglio. «Essere o essere stato?», dice sornione mentre riconquista la moglie; meglio sarebbe stato dire: «Avere o avere avuto?».
L'anatra all'arancia - Luca Barbareschi - recensione Rossella Monaco
Luca Barbareschi e Chiara Noschese
Eccellente Luca Barbereschi, marito misogino e spassoso, soprattutto nel primo tempo.
Bravi gli attori nei loro ruoli: Chiara Noschese, la moglie uccello che tenta di spiccare il volo, ma che, a differenza della cara “allodola” in Casa di bambola di Ibsen, rimane nella sua gabbia dorata; Gianluca Gobbi, l’amante ricco pronto a sostituire la “promessa” sposa con una “premessa” in divenire; Margherita Laterza, la sexy segretaria superdotata … di un solo neurone; Ernesto Mahieux, il cameriere attento a riti apotropaici e misteriosi. Nulla è cambiato, altri tempi ancora in questi tempi.
«Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa» (Charles Bukowski).